Federica Riva, Bibliotecaria, Conservatorio di Musica ‘Luigi Cherubini‘, Florence

Musica e oggetti museali nelle donazioni ai Conservatori di musica in Italia

Sin dalla nascita i Conservatori di musica italiani sono considerati nella società l’istituzione adatta cui donare oggetti d’arte o museali di argomento musicale, ponendo così in relazione il desiderio di memoria del musicista a fine carriera, ma anche di donatori non musicisti, con la funzione educativa dell’oggetto museale nella formazione degli studenti di musica a livello professionale.
Le donazioni fatte da musicisti sono affascinanti testimonianze degli strumenti del mestiere, visto che la natura degli oggetti donati dipende dal ruolo svolto dal musicista. Sarà facile trovare musica manoscritta o stampata nel dono di un direttore d’orchestra o di un cantante o di un violinista (per altro nel primo caso troveremo partiture, nel secondo più spesso spartiti e nel terzo parti). Ma per il resto gli oggetti, oggi musealizzati, sono differenti tra loro: le bacchette sono certamente del direttore d’orchestra, i costumi di scena e gli scrapbooks dei cantanti, i diversi tipi di strumenti musicali degli strumentisti.
Altre tipologie di oggetti sono comuni a tutti i musicisti, come i diplomi d’onore, le medaglie e le onorificenze, di cui era ricco l’Ottocento. Ugualmente non sono di natura ma di soggetto ‘musicale’ le testimonianze che tramandano l’immagine del musicista, cioè la ritrattistica, della persona o del ruolo interpretato: disegni, quadri, busti scultorei, statue, fotografie. Se di un qualche valore artistico e venale, i ritratti sono stati talvolta acquistati e non donati.

Eccettuati pochi casi – tra cui il Museo internazionale e biblioteca della musica di Bologna e la raccolta di strumenti musicali del Conservatorio L. Cherubini di Firenze, gestita un comodato dalla Galleria dell'Accademia; come i Musei di Napoli, Torino, Venezia, Parma – i beni storico-artistici, pur avendo un forte potenziale didattico, non hanno goduto fino ad oggi di buona salute, e rari sono gli allestimenti veri e proprio. Per lungo tempo infatti la loro gestione non è rientrata tra i fini istituzionali del Conservatorio.

Solo con la legge di riforma degli studi musicali L.508/1999 – messa in atto per adeguare la formazione musicale italiana al contesto europeo nell’ambito del Bologna process – si sono create le condizioni per migliorare la gestione delle raccolte storico-artistiche nei Conservatori di musica.
Valorizzando il ruolo del bibliotecario-docente, ed assegnandogli uno specifico spazio didattico, la riforma consente di mettere in contatto diretto il singolo studente con il patrimonio storico-artistico specifico del proprio ambito di studi musicali, ampliando il concetto di ‘testo di studio’ dal libro di musica e dalla musica scritta, cioè dalla composizione, all’oggetto museale, quale testimonianza dell’esecuzione e del ruolo degli esecutori.

Gli esempi inseriti nella relazione sono tratti soprattutto delle raccolte librarie, archivistiche e museali dei Conservatori di Firenze, Parma con qualche riferimento ad altri conservatori.