Enrico Tabellini, Responsabile Comunicazione e Dipartimento Educativo, Museo internazionale e biblioteca della musica, Bologna

Ex(it)bition Рil rapporto tra allestimento e attività educative in un museo della musica

"Se il rock è morto, allora sbattetemi in un museo" (Kurt Cobain)
In senso stretto, un Museo della musica non esiste: la musica, proprio per la sua natura intrinsecamente “incorporea”, è l'arte più refrattaria di tutte all'esposizione, cioé ad essere “musealizzata” in vetrine, teche o piedistalli.
Qui dunque sta il paradossale problema: il rapporto tra musica e museo – anche e forse soprattutto in un museo ad essa dedicato – a nostro avviso è mutualmente esclusivo.
Infatti, ciò con cui si può effettivamente entrare in contatto, osservare, ammirare, comprendere, conservare nel contesto di un allestimento museale dedicato alla musica è più o meno l'equivalente di un museo delle tavolozze o degli scalpelli, cioè non un museo “della musica” ma dei “documenti musicali”, vale a dire di tutti quegli oggetti che servono per fare musica: strumenti musicali in primis, ma – almeno nel caso di Bologna – anche spartiti, partiture, libretti, lettere, ritratti, busti, modellini, figurini, scenografie, progetti, memorabilia, ecc.
Come può quindi entrare la musica in museo?
L'approccio al problema è stato affrontato in maniera diversa: dalla classica audio- o videoguida, ai materiali multimediali, alla filodiffusione nelle sale o indirizzata in maniera più puntuale (ad esempio solo a chi si avvicina a un determinato oggetto in mostra attraverso sensori di movimento).
Noi riscontriamo però in tutte queste soluzioni il ruolo della musica come ancella: non più della poesia -come nella celebre definizione monteverdiana della seconda pratica – ma dell'oggetto musicale esposto (“Senti che suono fa questo strumento!”, “Ascolta la musica del celebre compositore di fronte al suo ritratto!”), costituendo un semplice corollario del percorso espositivo e non il suo reale centro di attenzione.
L'indagine portata avanti dal Museo della musica nasce dal tentativo di conciliare il suo particolare status con le esigenze della nostra proposta educativa, legata a ciò che noi riteniamo essere il vero focus di un museo come il nostro: la produzione musicale vera e propria.
Progetto il cui senso può essere riassunto così: la musica prima si fa, poi si ascolta, in seguito se ne parla e alla fine, ma solo alla fine, di questo percorso di esperienza musicale pratica se ne possono ammirare le tracce, i documenti, i capolavori, la storia (le storie?) che noi conserviamo ed esponiamo nel percorso espositivo.
Vi presenteremo quindi alcune strategie messe in atto dal dipartimento educativo del Museo della musica e di alcuni progetti per l'allestimento museale pensati per portare la musica al centro del “suo” museo.
Dove c'è tutto… tranne la musica stessa!