Camporeale, Elisa – abstract

Siena 1912: In onore di Duccio di Buoninsegna e della sua Scuola

Elisa Camporeale

The College of the Holy Cross Study Abroad Program in Florence

Una mostra d’arte ha la caratteristica di essere temporanea, un po’ come uno spettacolo teatrale. Pertanto, per quanto grandiosa o di concezione nuova o accuratamente preparata, è un evento passato per sempre e irripetibile che obbliga lo studioso ad una ricostruzione tutta “mentale”. Proprio nella molteplicità di riflessi di una mostra, nel breve come nel lungo termine, sta il fascino dell’argomento di questo convegno. La mia attenzione si rivolge quindi alle origini del fenomeno: alla prima mostra monografica dedicata ad un pittore Primitivo mai organizzata sul suolo italiano, della quale mi propongo di presentare la genesi e l’impatto attraverso l’analisi di fotografie, cataloghi, recensioni, effetti sul pubblico, sul mercato, sugli studi, sulla formazione dei musei locali.

Siena è un punto di osservazione privilegiato, già oggetto dei miei studi. Dopo aver trionfalmente aperto, con la Mostra dell’antica arte senese del 1904 la stagione italiana delle grandi mostre retrospettive dedicate ad una scuola pittorica, nel 1912, la città di Siena organizzò In onore di Duccio di Buoninsegna e della sua scuola. L’esposizione intendeva celebrare, con un anno di ritardo, il sesto centenario della conclusione della Maestà per il Duomo, che fu la splendente protagonista dell’evento. In tre sale della Galleria dell’Opera del Duomo erano allineati una novantina di dipinti e un gran numero di fotografie di confronto, novità che permise di integrare visivamente insiemi smembrati e di sottoporre al pubblico l’intera (o quasi) opera del pittore e quella dei suoi seguaci. L’orgoglio della città si focalizzava su Duccio, considerato il fondatore della scuola pittorica senese, sottolineandone la precocità e l’indipendenza dalle scuole fiorentina e romana, e al contempo Siena apriva, per l’Italia, la lunga, palpitante stagione delle mostre monografiche che ancora stiamo vivendo.